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Il Progetto Riabilitativo Individuale (PRI) ex art. 26, Legge n. 833/78

La Legge n. 833 del 1978 è la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale e all’art. 26 definisce i diritti all’assistenza sanitaria e i criteri con i quali deve essere assicurata ai cittadini la prestazione dei servizi di riabilitazione.
Il Centro di Fisiokinesiterapia e Riabilitazione Melandro (FKT) è autorizzato ex art. 26 dalla Regione Basilicata ad effettuare prestazioni a carico del S.S.N. dirette al recupero funzionale e sociale dei soggetti adulti affetti da patologie neurologiche degenerative come, ad esempio, l’Alzheimer, la malattia di Parkinson, o da lesione cerebrale (es. ictus), che causano nel paziente danni a livello motorio, linguistico e cognitivo.
In cosa consistono le prestazioni?
Ai sensi dell’art. 26, si effettua la presa in carico globale del paziente che prevede visite e valutazioni finalizzate alla definizione del quadro clinico e alla realizzazione del Progetto Riabilitativo Individuale (PRI) da parte di una équipe multidisciplinare che viene condiviso con la famiglia e con il paziente e successivamente autorizzato dall’A.S.P.
Cos’è il Progetto Riabilitativo Individuale (PRI)?
Il PRI è uno strumento che contempla un programma riabilitativo costruito sul paziente, sulla scorta di valutazioni che tengono conto di diversi parametri e nell’ambito del quale si definiscono gli obiettivi da conseguire, le aree di intervento specifiche, i tempi e le modalità di erogazione degli interventi da realizzare, e i criteri di verifica con l’indicazione degli strumenti standardizzati di valutazione.
Il PRI può avere durata dai 6 ai 12 mesi, durante i quali il paziente effettua periodiche visite di controllo per l’adeguamento degli obiettivi in base all’evoluzione del quadro clinico.
Lo scopo del PRI è quello di consentire alla persona di recuperare la propria autonomia nelle attività della vita quotidiana, lavorativa e sociale puntando al miglioramento delle sue aspettative e del benessere complessivo.
Da chi è composta l’équipe riabilitativa multidisciplinare?
L’équipe riabilitativa multidisciplinare è composta da:
il Fisiatra che, in qualità di medico dell’apparato muscolo-scheletrico e della riabilitazione, effettua la visita del paziente, con scale di valutazione specifiche per patologia, stabilisce le aree di intervento e gli obiettivi, nomina l’équipe multidisciplinare e ne garantisce il coordinamento. È il responsabile del P.R.I che definisce e monitora nel tempo prestando particolare attenzione al trattamento neuromotorio;
lo Psicologo che effettua una valutazione neuropsicologica iniziale mediante test standardizzati impostando un percorso di riabilitazione neurocognitiva che consente il recupero, la stimolazione e il potenziamento delle abilità deficitarie (memoria, attenzione, ragionamento, problem solving) e il mantenimento attivo dei processi cognitivi residui. Inoltre, si occupa di supportare il paziente e i familiari nell’accettazione della malattia e nella gestione dei cambiamenti che ne derivano;
il Neurologo, in base alla patologia riscontrata, interviene nel trattamento dei problemi che colpiscono il cervello e il sistema nervoso centrale, un sistema molto complesso e delicato che richiede competenza e metodi di indagine specifici;
il Logopedista che si occupa della riabilitazione dei deficit del linguaggio e della comunicazione, come anche dei disturbi della deglutizione (disfagia) e della voce (disfonia), complicanze che spesso si riscontrano a seguito di un danno al sistema nervoso. Anche in questo caso obiettivi e training vengono stabiliti dopo aver somministrato al paziente specifici test di valutazione;
il fisioterapista che, utilizzando terapie manuali (tecniche di riabilitazione neuromotoria, posturale, propriocettiva) e apparecchiature elettromedicali a disposizione del Centro (come, ad esempio, Pedana stabilometrica, Vibra 3.0, etc.), si occupa della riabilitazione globale del paziente.

Concludendo:
Il Progetto Riabilitativo Individuale che viene eseguito presso il Centro FKT Melandro garantisce un intervento riabilitativo ad ampio spettro, applicando compiutamente la prassi multidimensionale e multidisciplinare indispensabile per abbracciare i molteplici parametri della persona presa in cura, che viene considerata nella sua interezza e sempre nel rispetto della sua dignità. Per questo motivo, ogni figura professionale del Centro FKT Melandro coinvolta svolge un ruolo fondamentale nella cura e nella riabilitazione del malato.

Che cos'è la scoliosi

La scoliosi (dorsale, lombare, dorso-lombare e cervico-dorsale) è un’alterazione strutturale della colonna vertebrale ed è tra le principali problematiche dell’età evolutiva. Può essere di lieve entità (e in questi casi, oltre agli esercizi posturali, si può ricorrere ad un busto correttivo) fino ad arrivare, se non viene trattata, ad una forma patologica grave, determinando anche una modificazione degli organi interni oltre che difficoltà respiratorie e cardiache (in questi casi l’unica soluzione è l’intervento chirurgico).
Si tratta di una patologia “idiopatica”, ovvero non esiste una causa unica e accertata, e colpisce prevalentemente le donne. È, quindi, molto importante fare prevenzione già in età pre-puberale, evitando, così, che con lo sviluppo del bambino l’alterazione della colonna possa peggiorare.

A chi rivolgersi
I primi ad accorgersi di questa problematica dovrebbero essere i genitori, ed i segni sono inequivocabili: una spalla più alta rispetto all’altra, il capo inclinato da un lato, una scapola più pronunciata dell’altra, un’evidente roteazione del bacino, una diversità nell’appoggio plantare. 
A questo punto, la prima cosa da fare subito è rivolgersi ad un medico fisiatra, specializzato in trattamenti di patologie della colonna nell’età evolutiva, oppure ad un ortopedico. 
Il fisiatra effettuerà una valutazione posturale accurata e valuterà la necessità di una visita specialistica ortopedica o di un eventuale approfondimento radiografico della schiena e del bacino in carico, cioè in piedi, e stabilirà la terapia riabilitativa più adatta.

Come curarla
Niente paura, la scoliosi - se presa in tempo - può essere trattata efficacemente. 
Infatti, grazie alla rieducazione posturale (in particolare ricorrendo al Metodo Mézières) i muscoli ritrovano un corretto equilibrio, mentre la colonna vertebrale viene gradualmente riportata in asse. La terapia deve essere eseguita sotto il controllo di un fisioterapista che, in base agli elementi a sua disposizione, orienterà il trattamento fisioterapico in maniera specifica e personalizzata.

FKT – I consigli dell’esperto:
È fondamentale effettuare una adeguata prevenzione incoraggiando i bambini ad assumere posture corrette, a stare seduti con i piedi ben poggiati a terra e la schiena ben allineata sullo schienale della sedia, e a distribuire equamente il peso del corpo su entrambi i piedi. Inoltre, è importante evitare di caricare il peso su una sola spalla, ad esempio portando uno zaino colmo di libri (sarebbe utile dotare il bambino di un trolley), o di stare troppo tempo curvi a guardare lo smartphone o a giocare ai videogiochi. 
Lo sport aiuta molto il bambino a sviluppare in maniera armonica ed equilibrata il proprio corpo, oltre che a favorirne la crescita emotiva, ma lo sport non è un metodo “curativo” per la scoliosi e bisogna dosarne la somministrazione, per cui è consigliabile favorire il movimento e l’attività fisica, ma senza esagerare e sotto la guida di istruttori competenti.

Dopo una dieta le donne «ringiovaniscono» più degli uomini

Accade però soprattutto nelle over 65, in cui la perdita di peso consente di ritrovare performance motorie migliori rispetto a quanto sia possibile ai coetanei maschi.
Mettersi a dieta per perdere i chili di troppo fa bene a chiunque sia un po’ in sovrappeso, ma nelle donne non più giovanissime ha un effetto migliore del previsto: quando si sono superati i 65 anni dimagrire significa ritrovare capacità motorie che si erano «appannate» per colpa dell’eccesso di peso, in maniera più rapida ed evidente rispetto agli uomini che invece, pur dimagrendo, non tornano a performance altrettanto brillanti.

Analizzati otto studi

Gli elementi che definiscono il successo di una strategia per il dimagrimento sono vari e non si misurano soltanto coi chili persi ma anche con la possibilità di tornare a muoversi in scioltezza e autonomia, cosa che può diventare impossibile per colpa di sovrappeso e obesità. Kristen Beavers della Wake Forest University statunitense ha deciso di capire che cosa accade alle capacità funzionali negli over 65 sottoposti a una dieta, rianalizzando i risultati di otto studi precedenti sul tema che hanno coinvolto in totale oltre 1300 persone. I risultati, pubblicati su JAMA Network Open, confermano che la restrizione calorica rimane imprescindibile per avere qualche risultato sulla bilancia: chi ha dato un taglio alle calorie nel giro di sei mesi ha perso in media il 7 per cento del peso rispetto a chi non si è messo a dieta.
Le differenze di genere
Ci sono però differenze sostanziali negli effetti del dimagrimento sulle condizioni fisiche: fra gli over 65 sono soprattutto le donne a beneficiare della perdita dei chili di troppo, perché abbandonando la zavorra del peso in eccesso tornano a camminare più velocemente, a muoversi con maggior sicurezza, a essere più autonome. «Il beneficio funzionale del dimagrimento è diverso negli uomini e nelle donne non più giovanissimi: nelle donne è evidente un effetto assai più marcato sulle capacità fisiche, con un miglioramento più netto delle performance nei test di movimento», spiega Beavers.
Esercizio fisico
«Le donne sono più suscettibili alle conseguenze negative del sovrappeso e dell’obesità sulle capacità funzionali e soffrono di maggiori disabilità correlate all’eccesso di chili: anche per questo, forse, il dimagrimento ha conseguenze così positive nel sesso femminile. Va detto che in media abbiamo osservato una maggior perdita di massa magra nelle donne rispetto agli uomini, perciò quando ci si mette a dieta è importante che non venga trascurato un adeguato esercizio fisico, così da non perdere troppa muscolatura». L’attività fisica ha risultati più immediati sulla forza e la postura nel sesso maschile, ma deve accompagnare un programma di dimagrimento in entrambi i sessi: è infatti altrettanto essenziale per recuperare le capacità funzionali messe a repentaglio dall’eccesso di peso, stando alla ricercatrice.  
[Articolo di Elena Meli © Corriere della Sera online]

FKT – I consigli dell’esperto:

Associare alla dieta l’esercizio fisico è il modo migliore per ritrovare salute e benessere, ma – ATTENZIONE! - è necessario rivolgersi a professionisti del settore che abbiano le giuste competenze per fornire un adeguato piano alimentare (per il quale occorre considerare diversi elementi tra cui, ad esempio, lo stato di salute) ed un programma di esercizi fisici stilato su misura e con indicazione della corretta modalità di esecuzione.

Cos'è un attacco di panico?

Si tratta di una crisi di ansia e paura molto intensa che si manifesta senza alcun preavviso e senza una diretta causa scatenante, può accadere in qualsiasi momento: mentre si cammina per strada o si fa la spesa, ad esempio. I sintomi dell’attacco di panico possono essere tali da indurre chi ne viene colpito a pensare di essere sul punto di morire o perdere il controllo, raggiungono il picco nell’arco di qualche minuto per poi dissolversi spontaneamente.
La crisi provoca un malessere intenso tanto che, se avviene in maniera ripetitiva, la quotidianità di chi ne soffre potrebbe venirne compromessa, rendendo difficile svolgere le più semplici attività. Quando un soggetto è vittima di frequenti attacchi di panico allora si parla di “disturbo di panico”.
Quali sono i sintomi?
Si presenta con numerosi sintomi fisici tra cui difficoltà respiratorie come la sensazione di soffocamento o di oppressione toracica, vertigini, palpitazioni e tachicardia, sudorazione, tremore, sensazione di svenimento, brividi. Spesso l’attacco di panico può essere confuso per errore con una patologia più grave come un infarto o un ictus, e ciò rende ancora più opprimente il senso di pericolo incombente. Tali manifestazioni, naturalmente, non si verificano tutte insieme e sono diverse da soggetto a soggetto.
Quali sono le cause?
L’attacco di panico è più comune nelle donne e in, genere, insorge tra i 20 e i 30 anni.
Le cause possono essere diverse. Solitamente, il primo attacco si verifica durante un periodo di particolare stress del soggetto che ne viene colpito, dovuto ad un evento acuto oppure alla presenza di fattori concomitanti: un lutto, una malattia, un trauma, problemi economici, un rilevante cambiamento nella vita, un periodo di lavoro intenso, etc.
Dopo il primo attacco, il soggetto sviluppa una forte preoccupazione e vive in uno stato costante di apprensione nel timore che possa ripetersi, ingenerando un aumento dei livelli di stress e, quindi, un circolo vizioso che si autoalimenta con la paura della paura, producendo inevitabilmente un nuovo attacco.
Quanto dura un attacco di panico?
La durata va dai cinque ai venti minuti anche se, a volte, può durare di più, ma generalmente non oltre l’ora. Durante questo lasso di tempo l’ansia raggiunge un picco molto elevato e il soggetto è convinto che la propria incolumità sia a rischio. Quando i sintomi spariscono lasciano chi ne è colpito in uno stato di profondo turbamento.
È, comunque, possibile limitare la durata degli attacchi o impedirne l’insorgenza ricorrendo a tecniche di controllo del respiro.
L’attacco di panico ha delle conseguenze?
Chi soffre di attacchi di panico potrebbe sviluppare apprensioni in merito alla propria salute fisica, pensando che gli attacchi siano dovuti ad una qualche grave malattia, oppure sviluppare conseguenze psicologiche frustranti come, ad esempio, la preoccupazione di essere da solo durante un attacco e non ricevere aiuto, per cui tendere ad evitare di restare solo. Al contrario, invece, può essere preoccupato di avere un attacco in contesti dove ci sono tante persone come, ad esempio, nei luoghi pubblici e, quindi, tendere ad isolarsi per paura di subire giudizi negativi.
Si può curare?
Il primo passo da compiere è quello di accettare di avere un problema e decidere di farsi aiutare. Raramente questi disturbi, per quanto non gravi, possono essere curati da soli. Acquisita la consapevolezza di avere un problema sarà il medico specialista ad indicare la terapia giusta (farmacologica, psicoterapeutica o entrambe).
In genere, esclusa una patologia fisica e al di fuori dei casi più gravi del disturbo di panico, per curare l’attacco di panico si ricorre con molta efficacia alla psicoterapia cognitivo-comportamentale che, attraverso una serie di tecniche di trattamento, aiuta a ritrovare un senso di benessere e di adeguatezza, conducendo il soggetto a riappropriarsi della piena libertà e serenità di vita.
Come comportarsi in caso di attacco di panico?
È importante tenere presente che l’attacco di panico è un fenomeno transitorio che scompare spontaneamente, e non comporta rischi per la salute fisica. Chi ne soffre, però, viene a trovarsi in una condizione di allarme per cui scattano in automatico meccanismi di difesa come, ad esempio, andare in iperventilazione in risposta alla sensazione di mancanza d’aria tipica del panico, e questo produce sensazioni sgradevoli quali tremori, formicolii, tachicardia che a loro volta incrementano la paura e, quindi, l’iperventilazione stessa.
Diventa, pertanto, necessario arrestare questo processo controllando la respirazione e cercando di ristabilire un ritmo regolare.
FKT – I consigli dell’esperto:
Quando si è in presenza di un amico o di un familiare che si trova nel mezzo di un attacco di panico, è indispensabile non aggiungere ansia alla sua ansia, per cui bisogna essere empatici, utilizzare un tono rassicurante, far sentire alla persona di essere compresa e accolta, invitarla a rallentare il respiro, magari aiutandola a contare le inspirazioni e le espirazioni, farle sentire la nostra vicinanza fisica aspettando con lei che l’attacco passi. A situazione normalizzata, sarà importante consigliare di parlarne con un esperto in grado di individuare le cause del disturbo e formulare una corretta diagnosi per imparare a gestire la fobia.

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