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Nutrizione e longevità

“L’abbinamento di Dieta della longevità giornaliera, 2 cicli di Dieta Mima Digiuno di 5 giorni prima della stagione influenzale e una restrizione oraria dei pasti di 12 ore al giorno, può agire sia sull’invecchiamento che sui fattori di rischio di una serie di malattie che sono al centro dell’effetto letale di Covid-19, soprattutto su persone sovrappeso o che tendono ad aumentare di peso. Per soggetti con peso o massa muscolare troppo bassa, con meno di 20 o oltre 70 anni o con patologie, questi consigli vanno approvati o modificati dal medico”.
Questa è la conclusione con cui il Prof. Valter Longo, Direttore del programma Longevità e Cancro presso l’IFOM e Professore di Biogerontologia e Direttore dell’Istituto sulla Longevità a USC (University of Southern California) – Davis School of Gerontology di Los Angeles, ha concluso l’articolo su Nutrizione, longevità e virus pubblicato il 22 settembre scorso sul quotidiano online Sanità24 de Il Sole 24 Ore, che viene di seguito riportato integralmente.
“Quando pensiamo a combattere l’influenza o il Covid-19 pensiamo - ha scritto il Prof. Longo - a mascherine, vitamina C e succo d’arancia, ma probabilmente non all’invecchiamento e alle malattie associate all’aging. Dall’analisi dei dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sui pazienti deceduti in Italia positivi a Covid-19, emerge che all’inizio di settembre su 35.563 casi di pazienti deceduti e positivi l’età media era di 80 anni e tra questi solo l’1,1% aveva un’età inferiore ai 50 anni e la maggior parte di loro soffriva di gravi patologie pregresse. La maggior sensibilità all’infezione della popolazione anziana si può spiegare con la presenza di invecchiamento cellulare e patologie legate all’invecchiamento stesso e con il declino ma anche la disfunzione del sistema immunitario”.
“L’approccio anti-invecchiamento più conosciuto, noto da circa cent’anni - ha precisato il Prof. Longo - è la riduzione cronica del 25-30% delle calorie giornaliere (restrizione calorica). Nonostante il suo potenziale nel prevenire alcune malattie legate all’età, la restrizione calorica oltre a causare un estremo deperimento potrebbe aumentare la sensibilità nel contrarre infezioni, in parte a causa della diminuzione di alcuni tipi di cellule immunitarie. La nutrizione giornaliera ideale per agire sull’invecchiamento senza diminuire le difese immunitarie è invece una “Dieta della longevità” che garantisce una nutrizione adeguata abbinando pesce e uova a una dieta vegana o vegetariana per gli adulti e la stessa, con un lieve incremento proteico e altre modifiche che la rendono più simile alla dieta mediterranea, per bambini e anziani”.
“In vari studi clinici sia negli Usa che in Italia - ha proseguito il noto biogerontologo - stiamo inoltre testando l’effetto sul sistema immunitario o sulla risposta al vaccino dell’influenza di 2 o più cicli di una Dieta Mima Digiuno (DMD) ipocalorica di 5 giorni, che promuove i cambiamenti metabolici del digiuno permettendo però alla persona di consumare tra le 800 e 1.100 chilocalorie al giorno. In uno studio clinico randomizzato, adesso confermato da un secondo studio, questa DMD aveva già avuto effetti positivi su una serie di fattori di rischio dell’invecchiamento e le malattie legate all’aging, incluse quelle che si sono rivelate essere molto frequenti nelle vittime di Covid-19. Bisogna però considerare che qualsiasi tipo di digiuno e anche quello con la DMD, va evitato da persone con infezioni virali in corso o ad alto rischio di essere infettati da Covid-19”.
“L’unico altro tipo di digiuno consigliabile per aiutare a combattere invecchiamento e malattie legate ad esso, fino a quando non saranno disponibili ulteriori studi clinici, è quello giornaliero di 12 ore (per esempio, da dopo cena alle 20:00 fino alla colazione alle 8:00). Nonostante questa sembri una piccola variazione - ha continuato il Prof. Longo - rispetto alle abitudini della maggior parte degli italiani, vari studi indicano che è stato esteso il periodo giornaliero in cui mangiamo riducendo di conseguenza il periodo di digiuno a 10 ore o anche meno. Questo arco temporale di digiuno va riportato a 12 ore, ma non va esteso oltre le 13 ore. Infatti, digiuni giornalieri di 14 ore o più sono sì associati ad effetti metabolici positivi ma anche ad effetti negativi, come i calcoli alla cistifellea per quelli che digiunano più di 16 ore al giorno o un aumento delle malattie cardiovascolari e della mortalità per quelli che digiunano invece di consumare la prima colazione”.